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shinpu tokkotai
vai alle gallerie dei dipinti / go to the painting galleries: 2005 - 2006 - 2007
 
dipingere il vento divino
 
con l’avvento del nuovo “tecnologico” millennio si è avuto il ritorno alla ribalta di un’antica parola oggi tristemente associata alla maggior parte dei fatti di sangue che nel medio oriente e nel mondo intero caratterizzano le attività terroristiche del fanatismo ideologico e religioso. con lo “spettacolare” (solo dal punto di vista mediatico) attentato aereo alle torri gemelle di new york abbiamo assistito ad un attacco terroristico suicida che oltre a sconvolgere le coscienze dei popoli ha minato pericolosamente le economie mondiali. i piloti dei tre aerei erano tre “kamikaze”, spinti al sacrificio della propria vita per un vero e proprio crimine contro l’umanità. fu l’inizio di una serie di attentati suicidi (madrid, londra, sharm el sheik) per i quali sono sempre stati usati degli “uomini bomba” o “kamikaze”. termine utilizzato in modo improprio da un giornalismo superficiale, qualunquista ed ignorante che per dovere di cronaca si è arrogato il diritto di ribattezzare i terroristi contemporanei con questa parola dall'origine storica e dal significato ben precisi.

la parola kamikaze deriva, infatti, dalla cultura prettamente “animista” giapponese, rappresentata dalle sue religioni principali, shintoismo e buddismo, con la convinzione di una natura governata da forze divine capaci di condizionare i fenomeni atmosferici. nel 1274 e 1281 il giappone subì il doppio tentativo di conquista da parte dei mongoli di kublai khan, allora capo della cina e nipote di gengis khan. pur vantando una forza militare nettamente superiore rispetto all’esercito nipponico questi due tentativi fallirono clamorosamente grazie ad una violenta tempesta che costrinse, in tutte e due i casi, le armate mongole alla ritirata. i giapponesi interpretarono quell'evento come una protezione mandata dagli dei e la chiamarono kami kaze, ovvero vento divino.

tom porta, affascinato da questo fatto storico ed appassionato della cultura orientale, rende omaggio agli storici kamikaze giapponesi della seconda guerra mondiale, senza cadere in una retorica deteriore o, peggio, in un revisionismo storico dal pericoloso significato “politicamente scorretto”. l’intento non è quello di riabilitare ai nostri occhi un esercito ed un popolo militarmente sconfitti, ma quello di una ricerca iconografica degli uomini che allora sacrificarono la propria vita per un ideale a noi, e forse addirittura anche ai giovani giapponesi, pare oggi quasi completamente incomprensibile. una ricerca pittorica che va oltre il mero risultato rappresentativo dell'argomento storico, ma che assume un preziosissimo valore umano di grande rilievo. i piloti giapponesi agirono con la profonda convinzione di immolarsi per una giusta causa: la fedeltà all'imperatore e la salvezza della propria amata patria per rinascere come fiori di ciliegio selvatico.

il ciliegio fiorisce in coincidenza con l’equinozio di primavera e nella cultura giapponese rappresenta il ritorno alla vita, ed è anche simbolo dell'impermanenza e della caducità, senza drammi né rimpianti. ed i piloti kamikaze agirono come fiori di ciliegio, con la profonda convinzione di una vita oltre la morte, una rinascita nel giardino del tempio scintoista yasukuni dove oggi vi sono conservati tutti i loro nomi.

la pittura di tom porta è una fedele ricostruzione dei simboli e delle ritualità svolte dai kamikaze prima della missione di non-ritorno. sono forti i riferimenti alla figura dei samurai, gli antichi guerrieri ispiratori della fede nella sacralità della propria missione per il proprio signore e la patria. una pittura che nel gesto veloce e sicuro intende riportare sulla tela l'urgenza emotiva di quel momento drammaticamente eroico della storia del giappone e che ritrova nei ritratti su tavola dei singoli piloti la giusta dimensione umana degli eventi, con una vena di rispetto nei confronti di tanta dedizione e fedeltà ad ideali oggi inconcepibili ed anzi tragicamente ribaltati dai nuovi “aspiranti suicidi” in veri e propri omicidi di persone inermi ed assolutamente estranee alle ideologie più distruttive dell'epoca contemporanea.

alessandro trabucco

 
the shinpu tokkotai project came to life after a long research, done by tom porta, in both europe and japan.

the fascination western countries have for japanese culture and objects is used by the artist to create a pictorial journey into the real kamikaze (shinpu is the correct/formal way of reading those kamikaze ideograms) spirit, using symbols like cherry flowers to enchant the viewer and lead him into that world.

today, it's standard practice to refer to suicide attacks in the middle east as kamikaze attacks, using the word improperly and giving a phenomenon like terrorisms a wrong appeal that the word would never deserve. 

that’s what the artist’s project is all about.

porta draws that line, often missing in today’s mass communication, using art and beauty to make the viewers think about the power of words -widely used on his paintings- and understand a new way of expressing the desire for a peaceful world. 

should we believe that was what the kamikaze spirit and will were meant for?

we’d better do, as porta found out, through a deep understanding of letters and farewell wishes left by young pilots. 

in porta’s paintings, all the elements, past and present, mix together into creating a unique point of view on this matter. 

 
molte persone hanno contribuito, direttamente o indirettamente al progetto shinpu tokkotai: con il loro aiuto, le critiche, gli spunti che mi hanno dato posso oggi realizzare i dipinti di questo ciclo.
ma c'è una persona in particolare senza la quale tutto questo non sarebbe materialmente possibile. sto parlando della mia cara amica yuki goda.
devo a yuki libri inottenibili in occidente, traduzioni, contatti, infinite ore di discussione ed analisi, un supporto morale enorme e il feedback di una persona nata e cresciuta nel paese del sol levante.
a lei va un profondo ringraziamento ed enorme gratitudine.
TP
 
many people contributed, both directly and indirectly, to the shinpu tokkotai project: thanks to their help, critics and hints i can now carry out these paintings.
there's one person in particular tho, without whom all of this wouldn't have been possible. i'm talking about my dear friend yuki goda.
i owe yuki for books which are impossible to find in the west, translations, contacts, endless hours of discussions and analysis, a huge moral support and the feedback of someone born and raised in the land of the rising sun.
to her go an heartfelt thank you and a massive dose of gratitude.
TP
 
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